Riabilitazione in Dual Task
Cosa è la riabilitazione in dual task?

COSA SIGNIFICA "DUAL TASK"
Dual task significa doppio compito: camminare mentre si parla, scendere le scale con un bicchiere in mano.
Sembra banale, ma chiede al cervello un lavoro doppio. Ed è la prima capacità che si riduce con l’età o dopo una malattia neurologica. Non a caso, la maggior parte delle cadute avviene mentre si cammina e si fa qualcos’altro.
È questo che alleniamo con la riabilitazione in dual task.
PERCHÉ LA CHIAMIAMO LA PALESTRA DEGLI ANZIANI
In palestra si allenano i muscoli. Qui si allenano insieme corpo, equilibrio, attenzione e memoria, perché nella vita reale non lavorano mai separati.
E la simultaneità non è un dettaglio: in uno studio su pazienti con ictus, due gruppi hanno fatto gli stessi esercizi fisici e cognitivi per lo stesso tempo, uno separatamente e l’altro insieme. Solo il secondo è migliorato.
Non conta quanta ginnastica si fa. Conta come.
A CHI PUÒ SERVIRE LA RIABILITAZIONE IN DUAL TASK?
Cosa dice davvero la ricerca scientifica sulla riabilitazione in dual task?


La riabilitazione in dual task non è una moda del benessere: è uno degli ambiti più studiati della riabilitazione, con centinaia di studi clinici randomizzati alle spalle, la tipologia di ricerca più affidabile che esista.
Qui sotto i risultati principali, divisi per beneficio, con l’indicazione su di chi sono stati dimostrati: un dato ottenuto su pazienti con Parkinson non vale automaticamente per tutti.
La caduta è il vero spartiacque dell’autonomia: una frattura di femore a ottant’anni cambia una vita.
Una revisione che ha messo insieme 44 studi clinici su 2.782 persone anziane ha dimostrato che l’allenamento in doppio compito migliora l’equilibrio dinamico, la mobilità funzionale e riduce la frequenza delle cadute.
Nei pazienti con esiti di ictus il risultato è ancora più netto: in uno studio su 74 persone, la riduzione del rischio di caduta era ancora presente a 6 e a 12 mesi dalla fine del percorso.
Dimostrato su: anziani senza patologia, pazienti con ictus, pazienti con sclerosi multipla, donne con osteoporosi.
La più ampia analisi disponibile ha raccolto 91 studi clinici randomizzati su 3.745 persone tra i 64 e gli 87 anni, documentando miglioramenti dell’equilibrio e della mobilità funzionale.
Un dato utile per capire dove questo metodo dà il meglio: il vantaggio è maggiore proprio nelle prove complesse come alzarsi, camminare, girarsi, tornare a sedersi. Cioè nelle situazioni che assomigliano alla vita reale, non nei test statici da laboratorio.
Nella malattia di Parkinson, una revisione di 17 studi su 826 pazienti ha registrato un effetto di grandi dimensioni sull’equilibrio funzionale.
Dimostrato su: anziani sani, Parkinson, ictus, sclerosi multipla, decadimento cognitivo e demenza, bambini con paralisi cerebrale, pazienti operati di protesi d’anca.
Qui il dual task mostra il suo aspetto più sorprendente: allenando il corpo insieme alla mente, migliora la mente.
Una revisione di 21 studi su 2.221 persone con decadimento cognitivo lieve, demenza o malattia di Alzheimer ha documentato miglioramenti della memoria, della cognizione globale e delle funzioni esecutive cioè la capacità di pianificare, organizzarsi, gestire più informazioni insieme.
E un confronto tra tutte le diverse modalità di allenamento, su 32 studi e 2.370 partecipanti, ha stabilito un punto importante: la combinazione di movimento e compito cognitivo è l’unica che migliora in modo significativo le funzioni esecutive. Né il solo esercizio fisico, né il solo training di memoria ottengono lo stesso risultato.
Dimostrato su: decadimento cognitivo lieve (MCI), demenza, Alzheimer, fragilità cognitiva, ictus, sclerosi multipla, anziani senza patologia.

È l’effetto di cui si parla meno, ed è quello che le famiglie notano per prime.
In uno studio su 124 persone con sclerosi multipla, chi ha seguito un allenamento combinato mente-corpo ha registrato una riduzione dei sintomi depressivi del 31%, oltre a un miglioramento dell’attenzione del 17% e della fluenza verbale dell’11%. Chi svolgeva solo l’attività fisica, con lo stesso impegno e le stesse ore: nessuno di questi risultati.
Nelle persone con decadimento cognitivo, l’analisi su 32 studi conferma un effetto ampio sulla riduzione dei sintomi depressivi. Un ulteriore studio su pazienti con sclerosi multipla documenta anche un miglioramento significativo della fatica, uno dei sintomi più invalidanti e meno trattati.
Dimostrato su: sclerosi multipla, decadimento cognitivo e demenza, anziani con deficit cognitivo.

L’obiettivo finale non è un punteggio su una scala clinica. È tornare a fare la spesa da soli.
Una revisione di 30 studi su 1.588 persone con esiti di ictus ha documentato miglioramenti nelle attività della vita quotidiana, oltre che nel cammino e nella funzione dell’arto inferiore.
Nella malattia di Parkinson il confronto è ancora più eloquente: in uno studio controllato, solo il gruppo che si allenava in doppio compito ha migliorato la qualità della vita percepita. Il gruppo che svolgeva la riabilitazione tradizionale ha migliorato alcuni parametri motori, ma non la percezione di stare meglio.
Dimostrato su: ictus, Parkinson, decadimento cognitivo e demenza, bambini con paralisi cerebrale, sclerosi multipla.
È la domanda più legittima, e la ricerca ha una risposta: molti studi hanno continuato a seguire i pazienti anche mesi dopo l’ultima seduta.
Nella sclerosi multipla equilibrio e cammino restavano migliorati a sei mesi. Nei pazienti con esiti di ictus la riduzione del rischio di caduta era ancora presente a dodici mesi, così come il vantaggio negli anziani senza patologia. E in un percorso rivolto a donne anziane con osteoporosi, i miglioramenti del cammino e della paura di cadere erano documentati ancora a quindici mesi.
Come in ogni palestra, mantenere i risultati richiede continuità. Ma l’adattamento acquisito non svanisce con l’ultima seduta: resta, e resta a lungo.
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Quanto costa un percorso di riabilitazione in dual task?
Il costo dipende dalla durata del percorso e dalla frequenza delle sedute, che vengono definite dopo la valutazione iniziale. Non proponiamo pacchetti standard, perché la ricerca è chiara: i risultati dipendono dalla calibrazione sulla singola persona.
Che differenza c'è rispetto alla fisioterapia o alla ginnastica dolce per anziani?
La fisioterapia allena il corpo. Un corso di memoria allena la mente. La Palestra degli Anziani le allena insieme.
Uno studio su pazienti con ictus lo ha dimostrato in modo netto: due gruppi hanno svolto gli stessi esercizi fisici e cognitivi, per lo stesso tempo. Un gruppo separatamente, l’altro contemporaneamente. Solo il secondo è migliorato. La simultaneità non è un dettaglio: è il meccanismo attivo.
E se c'è una diagnosi di Alzheimer o di decadimento cognitivo?
È uno degli ambiti più studiati. Una revisione di 21 studi su 2.221 persone con decadimento cognitivo lieve, demenza o Alzheimer ha documentato miglioramenti di memoria, cognizione globale, funzioni esecutive ed equilibrio. Il confronto tra le diverse modalità di allenamento indica che la combinazione movimento più compito cognitivo è l’unica che migliora significativamente le funzioni esecutive. Il programma viene naturalmente adattato al livello della persona.
È adatto anche a una persona molto anziana o fragile?
Sì. Uno degli studi più ampi è stato condotto su 182 persone con età media di 81 anni, molte delle quali residenti in strutture, con risultati positivi. Un altro studio su 293 anziani con fragilità cognitiva ha documentato non solo il miglioramento cognitivo, ma la riduzione della condizione di fragilità stessa. L’intensità viene calibrata: non serve essere in forma per iniziare.
Serve anche se non c'è nessuna diagnosi?
Sì, ed è probabilmente il momento migliore per farlo. I numeri più ampi disponibili, 91 studi clinici su 3.745 persone tra i 64 e gli 87 anni, riguardano proprio anziani senza patologie, con risultati su equilibrio, mobilità e prevenzione delle cadute. La Palestra degli Anziani nasce prima di tutto come prevenzione: si allena finché si può, non quando è tardi.
Quando il percorso finisce, i miglioramenti restano?
In buona parte sì. Molti studi hanno seguito i pazienti anche mesi dopo la fine del trattamento: nei pazienti con ictus la riduzione del rischio di caduta era ancora presente a 12 mesi. In un percorso rivolto a donne anziane con osteoporosi, i miglioramenti del cammino e della paura di cadere erano documentati a 15 mesi. Come in qualsiasi palestra, il mantenimento richiede continuità, ma l’adattamento acquisito non svanisce all’ultima seduta.
Dove si trova lo studio?
Lo studio è situato in una zona comoda e facilmente raggiungibile, tra Torino e Rivoli, a pochi metri dall’uscita di Corso Allamano: una soluzione pratica per chi cerca uno spazio accessibile senza complicazioni.

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